Cetara ricorda l’Olocausto
La mostra del poeta e pittore ebreo De Canino
MANUELA BUSALLA
(da “Avanti!” del 22luglio 2008, pag.3)
Con una personale del pittore e poeta ebreo Georges DeCanino “I colori della libertà”, e uno spettacolo che si è concluso domenicascorsa, Cetara, pittoresco comune della costiera amalfitana, ha ricordato i 70anni dall’inizio delle leggi razziali, volute da Mussolini.
“Sono qui per ricordare chesettanta anni fa l’Italia annullava lo stato di diritto del Paese, aprendo unaferita che pesa come un macigno sulla coscienza civile dell’Italia e degliitaliani”, ha dichiarato il pittore italo-francese. A chiusura dell’evento sonostate recitate le poesie “Il porto del cielo” e “Luogo di felicità e memoria”,scritte da De Canino nel 1985 durante un soggiorno a Cetara. Nella splendidacornice della costiera amalfitana, si è conclusa così la settimana cetarese conuno spettacolo teatrale in cui recitazione, poesia, musica sono tutt’uno. Ilduo di fluati Scannapieco-Barbarulo ha eseguito musiche di Mozart e Kuhlau. Laforza evocativa della musica e delle parole ha accompagnato la lettura delgiovane artista livornese Lorenzo Bugliesi. De Canino ha poi intonato “un cantod’amore con i bambini”. Scolari delle elementari e delle medie hanno, infatti,recitato racconti di coetanei deportati. Bimbi uguali a loro, ma stretti neiruvidi cappotti con la stella di Davide cucita addosso, morti in quei mattatoiumani che erano i lager. Non può che concludersi con un omaggio ai bimbi unamostra che ai massacri in nome della purezza razziale e dell’antisemitismocontrappone la purezza dell’infanzia, il candore dell’innocenza el’attaccamento alla vita che nessuna dittatura o regime totalitario sono mairiusciti ad annientare. E il porto del cielo si fa anche metafora di quellodella memoria storica e dal ritorno dal lungo viaggio della deportazione.L’evento è stato anche l’occasione per ricordare, con l’inaugurazione di unapiazza di Cetara a lui dedicata, Pietro Amendola, partigiano morto il 7 dicembrescorso e figlio di Giovanni Amendola. Nella mostra, inaugurata lo scorso 13luglio, dal titolo “Colori della libertà” sono esposti disegni su carta e su tela cherichiamano la tragedia della Shoah, immagini di deportati che si avvicinanoalla morte con dignità e compostezza. Le pennellate secche ritraggono volti congli occhi enormi aperti, vigili, uno sguardo sull’orrore: immagini scarne, visiche guardano il vuoto che per il pittore rappresenta la perdita della memoria.Il corpo livido rannicchiato in posizione fetale alla ricerca del grembomaterno che va incontro, invece, all’abbraccio della morte. “Visi di personeforse consapevoli di andare incontro ad un destino crudele, ma quasi chedicessero ai loro aguzzini: la nostra morte sarà la vostra sconfitta”, hacommentato Vincenzo Pappalardo, assessore alla Cultura di Cetara, che haorganizzato la mostra.
Georges De Canino, italo-francese nato a Tunisi nel 1952,dopo anni di peregrinazioni, ha trovato dimora nel ghetto di Roma, dove ilpavimento, lastricato con i sampietrini, “è imbevuto del sangue” delle vittimedell’Olocausto. Egli è come un pastore che custodisce, insieme alle pietre, lamemoria dei deportati di ieri e di oggi. Gli occhi azzurri dell’artista sivelano di lacrime al ricordo della zia “adottiva”, Settimia Spizzichino, anchelei affezionata a Cetara, catturata durante i rastrellamenti nel ghetto di Romanel 1943 e sopravvissuta all’Olocausto, dopo essere stata usata come cavia peresperimenti di Mengele: venne operata e sterilizzata; le furono tolte le ovaiee l’intero apparato riproduttivo.
Ad Auschwitz, dove Settimia era stata deportata, conl’avanzata dell’esercito sovietico, i nazisti, sapendo di avere le ore contate,uccisero all’impazzata moltissimi prigionieri. Settimia rimase per unasettimana nascosta sotto i cadaveri delle compagne, immobile, fingendo diessere morta. Riuscì a resistere senza cibo né acqua e si salvò. Fu lei ainsegnare al giovane Georges il dovere della memoria. Nel 1994 Elio Toaff hascritto nel volume “Occhi della memoria”: “Pur essendo nato dopo la guerra, DeCanino ha sempre mostrato un’attenzione e una sensibilità profonde neiconfronti di momenti storici cruciali della nostra epoca, egli ha avvertitol’esigenza di trasmettere il ricordo degli orrori commessi dal nazismo e dalfascismo, delle persecuzioni dellaShoah, ma anche e soprattutto di esaltare i valori eterni dell’uomo, cheneanche lo sterminio più atroce e sistematico è riuscito a distruggere”. L’expresidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro nel 1996, ha conferito a DeCanino l’onorificenza di Cavaliere dell’ordine al merito della RepubblicaItaliana.